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Non c’è dubbio che l’utente sia stato ingannato da un’agenzia di telemarketing senza scrupoli, che ha avuto una commessa con Tim. Gli operatori sono inconsapevoli di questi trucchetti, anche se a volte si beccano comunque sanzioni delle autorità per non avere vigilato abbastanza sulle agenzie che commissionano. È vero che non esiste un’offerta che preveda la restituzione del modem dopo poco tempo; in effetti sarebbe insensata. Né è possibile restituire il router per non pagarlo più, con Tim, mentre altri operatori offrono questa possibilità ma solo dopo la disdetta.

In generale lo si deve pagare fino all’ultimo se è un modem in acquisto (a rate), mentre lo si può restituire gratis se è in comodato d’uso. In linea di principio se l’utente è stato ingannato non dovrebbe subire un costo, il problema è dimostrarlo all’operatore. A contare è il contratto che si sottoscrive con firma vocale al telefono, ossia bisogna vedere se l’operatrice ha detto in fase di registrazione quell’assurdità sul modem. Se non l’ha fatto, come temo, l’inganno è completo.

Tuttavia, anche altri utenti saranno stati probabilmente ingannati in questo modo, così l’operatore, ricevendo altre lamentele simili, può benissimo confermare la buona fede dell’utente e abbonarli il costo del modem. Tanto più che l’utente l’ha restituito, a proprie spese (ancora in linea di principio, avrebbe diritto anzi a un risarcimento per tutto questo daffare, ma tant’è). Si consiglia di mandare una pec o raccomandata di diffida dal reclamare i soldi del modem, spiegando nei dettagli l’inganno subito.

Se l’operatore insiste, rivolgersi a un’associazione consumatori o attivare da soli sul sito concilia web una conciliazione gratuita.

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