
Mentre accelera ancora l’inflazione, che corre negli Stati Uniti e in Germania, anche in Italia crescono i timori per la corsa dei prezzi, con l’analisi contenuta nel Rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio. A novembre negli Usa il tasso dell’indice dei prezzi è salito del 6,8%: si tratta dell’aumento più alto da giugno 1982 (quando alla Casa Bianca c’era Ronald Reagan). Lo riporta il Bureau of Labor Statistics statunitense. La variazione mensile è stata invece dello 0,8 per cento. Gli economisti intervistati da Dow Jones avevano stimato un rialzo del 6,7% e anche in questo caso sarebbe stato un record negli ultimi 39 anni e mezzo. A ottobre l’inflazione era salita del 6,2 per cento su anno. Si tratta del nono mese di prezzi al rialzo, ben sopra l’obiettivo della Fed (circa il 2%). L’indice dei prezzi senza costi di cibo ed energia – che indica l’inflazione di fondo – è cresciuto dello 0,5% su base mensile, e al 4,9% annuo rispetto al 4,6 per cento di ottobre.
Germania, inflazione record da 30 anni
Il tasso di inflazione in Germania, misurato come variazione su base annua dell’indice dei prezzi al consumo, si è attestato a +5,2% a novembre su base annua, bel al di sopra del 4,5% di ottobre. «Il tasso di inflazione è aumentato per la sesta volta consecutiva e a novembre ha raggiunto il livello più alto registrato finora nel 2021», ha sottolineato Georg Thiel, presidente dell’Ufficio federale di statistica. «Un tasso di inflazione più alto è stato misurato l’ultima volta quasi 30 anni fa. Nel giugno 1992 il tasso di inflazione era del +5,8%». L’Ufficio federale di statistica Destatis segnala inoltre che i prezzi al consumo sono leggermente diminuiti dello 0,2% rispetto a ottobre 2021.
Il record da Reagan
Per risalire a un tasso di inflazione così elevato negli Stati Uniti bisogna andare indietro fino al primo mandato di Ronald Reagan alla Casa Bianca. Nel dettaglio a trainare il caro prezzi sono i costi dell’energia, cresciuti in un anno del 33,3% (col balzo del carburante auto del 58,1%), e quelli per generi alimentari (+6,4%) e ristoranti (+5,8%). Le cause sono anche il rally globale delle materie prime, l’aumento della domanda, le pressioni salariali e le interruzioni della catena di approvvigionamento.
Inflazione persistente «rischio» per l’attività economica
L’inflazione è tra principali rischi per l’economia anche in Italia. A sottolinearlo è stato, sempre oggi 10 dicembre, l’Ufficio parlamentare di bilancio. «L’aumento dell’inflazione in atto, sospinto al momento dal rincaro dei beni energetici e dalla carenza di semilavorati – si legge nel Rapporto sulla politica di bilancio 2022 – potrebbe risultare più persistente di quanto prefigurato dalle banche centrali. In tal caso l’aumento dei prezzi intaccherebbe il potere d’acquisto delle famiglie e potrebbe attivare una reazione della politica monetaria, con effetti avversi sull’attività economica».
Occhi puntati sulla Fed
Il dato era particolarmente atteso dai mercati (Piazza Affari dopo la pubblicazione del dato ha girato in negativo – vedere qui l’andamento in tempo reale – mentre Wall Street ha aperto positiva) che guardano ai riflessi che la corsa dei prezzi potrà avere sulle politiche dei tassi della Federal Reserve, che si trova di fronte a un forte andamento dell’economia, e che potrebbe decidere di accelerare il cosiddetto «tapering», cioè la stretta sugli stimoli monetari on un rallentamento del programmai di acquisto di obbligazioni per evitare un ulteriore surriscaldamento dell’inflazione che – come ha ammesso lo stesso Jerome Powell, confermato di recente come governatore – non può più considerarsi un fenomeno limitato e transitorio. Sebbene in forte crescita, i dati sull’inflazione non hanno riservato grandi sorprese, fattore che ha rasserenato il sentiment sui mercati. La Federal Reserve ha già indicato di essere pronta a intervenire, rafforzando ulteriormente il tapering appena lanciato, che per ora prevede un taglio degli acquisti di asset al mese di 30 miliardi, rispetto al totale che ammontava ogni mese a 120 miliardi di dollari.
