Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil: vi danno degli irresponsabili…
«Certi aggettivi non li voglio neanche commentare, dico però che c’è stato un fuoco di fila eccessivo, lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione, non è una guerra».

Per il 16 dicembre, Cgil e Uil hanno proclamato uno sciopero generale di 8 ore contro la manovra economica, lasciando di stucco governo e partiti di maggioranza e attirandosi dure critiche da Confindustria e non solo. Poi è arrivato l’intervento del Garante della Commissione di garanzia sullo sciopero Giuseppe Santoro Passarelli che ha bacchettato i due sindacati per il «mancato rispetto della regola della rarefazione» e «del periodo di franchigia».
Farete un passo indietro?
«Lo sciopero generale è confermato per il 16 dicembre, non ci sono elementi di novità». Anche dopo i rilievi del Garante? «Il Garante è intervenuto su alcuni settori che avevamo già lasciato fuori, dalla sanità alla scuola; per i lavoratori delle Poste, la cui protesta coincide con la scadenza del pagamento dell’Imu, è stato garantito il diritto allo sciopero a chi non è allo sportello. Abbiamo mandato la nostra risposta alla Commissione, noi siamo a posto».


Dopo gli incontri con il premier Mario Draghi, le aperture al dialogo arrivate da una parte della maggioranza, Pd soprattutto, e la pandemia ancora in corso, è il caso di proclamare uno sciopero generale?
«Noi siamo stati molto responsabili, è da un mese che facciamo mobilitazioni in tutta Italia, abbiamo incontrato lavoratori, giovani, pensionati che ci hanno chiesto di andare avanti perché vogliono risposte e garanzie che non sono arrivate. È legittimo farlo. Lo sciopero è un diritto costituzionale che i lavoratori pagano di tasca loro. Ma in questo caso vuole essere anche un momento di riflessione per far capire che c’è bisogno di un’Italia diversa, e ora se ne sta parlando».

Il presidente Draghi vi ha ricevuto e ascoltato più volte e sulla manovra ha accolto parzialmente alcune vostre richieste, perché scioperate?
«Non siamo stati ascoltati. Sulla riforma fiscale avevamo chiesto di partire dai più deboli, invece i vantaggi fiscali per chi ha redditi sotto i 25 mila euro e sopra i 90 mila sono uguali. Durante l’emergenza, sono stati dati senza condizionalità 170 miliardi alle aziende: sono serviti anche a non far licenziare, ma ora tocca a lavoratori e pensionati. Abbiamo chiesto un vero intervento sul cuneo fiscale che abbassi il costo del lavoro — richiesta arrivata tra l’altro anche da Confindustria — per aumentare il potere di acquisto dei lavoratori: come faranno le aziende se non ripartono i consumi?».

Draghi aveva proposto il contributo di solidarietà, ma è stato bocciato…
«Quella non è una nostra proposta. Noi chiediamo una riforma che aiuti i più deboli e aggredisca l’evasione fiscale».

Sareste disponibili a tornare a Palazzo Chigi?
«Da parte nostra non ci sono pregiudiziali o chiusure. Noi vogliamo arrivare a una discussione più ampia che ci è stata promessa ma finora non c’è stata. Ma siamo pronti a tornare al tavolo con il governo anche prima del 16 dicembre».

E sareste pronti a rinunciare alla protesta?
«Nel caso, valuteremo nel merito».

Perché la Cisl non sarà al vostro fianco il 16 dicembre?
«Noi siamo coerenti con quello che siamo. Abbiamo storie e culture diverse, come ha detto anche il segretario Luigi Sbarra al Corriere. Ma io rispetto le decisioni altrui. E ho la sicurezza che ci saranno convergenze future. Ora andiamo per la nostra strada».

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