Siamo a un giro di boa per il nuovo registro delle opposizioni, ossia l’arma finale contro il telemarketing selvaggio. Uno strumento di tutela atteso dagli utenti già dal 2017 e che è stato bloccato da anni da vari intoppi.

Salvo ulteriori e al momento non previsti problemi la situazione sembra finalmente chiarita: in Gazzetta Ufficiale nel decreto Capienze sono state modificate definitivamente le regole di massima per questo strumento; adesso manca un decreto della presidenza del consiglio che recepisca le nuove regole, modificate dal Capienze. A quanto riferiscono a Repubblica fonti che lavorano al nuovo registro, i problemi sostanziali sono stati superati e dopo alcuni passaggi formali da cui nessuno si aspetta sorprese si dovrebbe partire nel corso del 2022; più probabilmente a cavallo dell’estate, considerando i tempi tecnici di attuazione della norma. Fonti Mise rimarcano che, grazie alla regioa del ministero, un emendamento contenuto nel Decreto Capienze ha fatto superare un problema interpretativo che bloccava l’approvazione del regolamento. Il prossimo passo, imminente, è la trasmissione a Palazzo Chigi, quindi seguiranno i passaggi dei pareri necessari al via libera definitivo, messa a punto nell’interesse dei consumatori.

Come funzionano le nuove tutele

Nel nuovo registro finiranno in automatico (di default) tutti i numeri fissi non iscritti nell’elenco telefonico pubblico. Ergo sarà vietato chiamarli da quel momento per motivi pubblicitari. L’utente potrà comunque iscrivere qualsiasi numero di telefono (fisso e mobile) nel nuovo Registro delle opposizioni, gratis via web o al telefono. L’iscrizione renderà vietata, senza se e senza ma, qualsiasi telefonata pubblicitaria a quel numero. Finora invece è stato possibile iscrivere al Registro solo i numeri presenti in elenco telefonico. Il problema principale, causa di tante telefonate indesiderate agli utenti, è che le aziende possono chiamare qualsiasi numero se hanno ottenuto in qualche modo il consenso dall’utente. Per esempio, in moduli per l’iscrizione in palestra, per l’attivazione di una sim, per il check in hotel. Se si ha il consenso, tuttora, si possono chiamare anche i numeri iscritti in Registro e quelli non presenti nell’elenco pubblico. In teoria, l’utente può revocare il consenso in ogni momento, contattando il soggetto a cui l’ha dato; ma in pratica è difficilissimo farlo.

È un’impresa scoprire chi è e come contattare l’azienda che sta sfruttando il nostro consenso per tempestarci di telefonate. Il nuovo registro cambia tutto perché la sola iscrizione cancella tutti i consensi dati in precedenza. Ed è possibile iscrivere il numero più volte, per cancellare eventuali consensi dati in seguito (magari per errore o distrazione con una firma su un modulo). Le telefonate diventano illegali dopo 15 giorni dall’iscrizione. Le telefonate pubblicitarie quindi potranno essere fatte solo ai numeri non presenti in registro. Non solo: l’altra condizione da rispettare è che il numero sia nell’elenco telefonico pubblico oppure che l’azienda abbia ottenuto il consenso al contatto di marketing. Unica eccezione: restano valide le chiamate fatte da soggetti con cui l’utente ha un contratto attivo o con cui lo aveva fino a 30 giorni prima. Caso tipico: il nostro operatore telefonico che ci vuole fare un’offerta commerciale oppure convincerci a tornare entro 30 giorni dalla disdetta. Ma anche in questo caso per gli utenti arrivano nuove tutele: le aziende dovranno consentire ai propri clienti modalità semplificate per togliere il consenso. Adesso possiamo ricevere sms pubblicitari dal nostro operatore telefonico e faticare molto per bloccarli. Le regole già ora ci consentirebbero di negare il consenso, ma è difficile per l’utente trovare il canale per farlo e comunque poi essere ascoltati.

L’iter delle nuove regole

Le novità sono importanti per i consumatori e sembravano prossime già nel 2020, ma già allora Repubblica aveva dato la notizia della fumata nera.

Ci sono stati lungaggini per molti motivi, da ultime una divergenza di opinioni su come procedere, tra Autorità garante della privacy e Agcom (Garante delle Comunicazioni). Era emerso un problema, infatti: nella norma che doveva fare partire il nuovo registro, il precedente Governo aveva dimenticato di prevedere anche le chiamate automatiche nel novero di quelle che è possibile bloccare in questo modo. Ossia chiamate pubblicitarie registrate, che sempre più spesso tormentano gli utenti. Problema risolto con il Capienze, appunto, che inserisce nelle norme anche queste chiamate, chiamate in gergo robo-call (“robotiche”).

Per attuare il nuovo registro ora serve un decreto della presidenza del consiglio. Il testo c’è già e ha fatto già tutti i passaggi formali delle consultazioni (delle Autorità e dei ministeri, delle commissioni parlamentari, del Consiglio di Stato). Ma è ancora il testo vecchio, quello che aveva dimenticato le robo-call.

Il Governo adesso deve decidere che fare: se approvare subito il decreto modificato, con le chiamate automatiche o – ipotesi che agli addetti ai lavori sembra più probabile – fare un altro giro di pareri. Il testo è cambiato, del resto, anche se di poche righe.

Ma anche nel caso del giro dei pareri ci sono due possibilità: chiedere solo a ministeri e autorità – e ce la caveremmo in poche settimane, sarebbe una pura formalità – o fare il “giro lungo”, quindi anche con le commissioni e il Consiglio di Stato.

Questi ultimi due attori ci hanno impiegato un anno sul precedente testo per dare i pareri, anche causa Covid; stavolta probabilmente ci metterebbero di meno (anche perché il testo è quasi uguale al precedente), ma i tempi si allungherebbero di certo se il Governo sceglie la strada più lunga.

In ogni caso, non è finita con la pubblicazione del decreto. Da allora la Fondazione Ugo Bordoni ha 120 giorni di tempo per attuare tecnicamente e operativamente il registro a cui i cittadini potranno iscriversi e che gli operatori di mercato dovranno consultare per sapere chi non possono disturbare. In questi giorni dovrà arrivare anche un decreto ministeriale con nuove tariffe sui costi di accesso degli operatori al registro. Dovrebbe essere l’ultimo tassello formale; poi avremo il registro e ci si iscriverà in massa: finalmente.

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