
Jerome Powell (Fed)
Caro Jay, come tutti i banchieri centrali, hai avuto un anno difficile. La tua teoria che l’inflazione si sarebbe rivelata “transitoria” ha fatto acqua da tutte le parti e sei stato costretto a stringere la politica monetaria della tua Federal Reserve alla fine del 2021 . L’anno prossimo, il tuo compito sarà di tenere la mano a investitori, consumatori e imprenditori mentre la Fed comincia ad alzare i tassi d’interesse. Per il momento, i mercati sono rilassati, anche <QA0>
se tutti pensano che ci saranno almeno tre aumenti dei tassi nei prossimi dodici mesi, più il ritiro dello stimolo. Ma, come avvertono su tutti i prodotti d’investimento, “la performance passata non è garanzia di futuri rendimenti”. Nel tuo caso, la sfida sarà convincere i mercati che la stretta monetaria sarà breve ed indolore, un po’ come la puntura anti-Covid. A proposito di virus, preparati per attacchi di politici ed economisti che ti accuseranno di star “soffocando” un’economia che è già stata colpita dalla variante Omicron. La tua esperienza nel respingere le molte bordate di Donald Trump, quando era presidente, dovrebbe esserti utile. Sei in una posizione indubbiamente difficile ma se riuscirai a pilotare gli Usa tra Scilla dell’inflazione e Cariddi di un rallentamento economico, potrai entrare nella storia.
Christine Lagarde (Bce)
Cara Christine, il tuo compito non è dissimile da quello di Jay ma i tempi sono un po’ diversi. Per il momento, sei riuscita a trovare un consenso raro dalle parti di Francoforte sulla necessità di continuare a stimolare la zona-euro. Le tue asserzioni che l’inflazione del nostro blocco scemerà nel 2022 sono più credibili di quelle della Fed perché in Europa il caro-energia è stato un fattore dominante nel balzo del caro prezzi. Detto ciò, l’inflazione è ai livelli più alti dalla creazione della moneta unica e se quei numeri non cominciano a scendere sarai presto assediata dai falchi dei Paesi cosiddetti “frugali”, che ti chiederanno una politica monetaria più austera. L’arrivo del tostissimo Christian Lindner al ministero delle Finanze tedesco potrebbe dare nuova energia a questa fazione. D’altra parte, l’economia della zona-euro non sta crescendo come quella americana e tirare la cinghia in questo momento rischia di lasciarci ad arrancare dietro il resto del mondo. Quando prendesti il posto di Mario Draghi nel 2019, in molti lodarono i tuoi istinti politici e la capacità di trovare compromessi anche in condizioni difficili. Il 2022 ti darà l’opportunità di utilizzare tutte quelle qualità.
Mark Zuckerberg (Facebook)
Caro Mark, spero troverai il tempo di riposarti dopo un anno di fuoco, in cui hai cambiato il nome della tua azienda – da Facebook a Meta – hai promesso di creare un mondo parallelo di realtà virtuale per centinaia di milioni di persone, il metaverso, e sei stato criticato per il ruolo che Meta ha giocato nella disinformazione politica e vaccinale, nella polarizzazione della nostra società e nelle battaglie con i regolatori sia sulla privacy degli utenti, sia sul mercato pubblicitario e del copyright. Chi ti conosce dice che nel 2022 concentrerai le tue capacità intellettuali sul “cambiare la narrazione” per convincerci a dimenticare quegli argomenti negativi e parlare del metaverso con tutte le sue fantastiche applicazioni. Ma mentre pianifichi questo mondo virtuale, ti dovrai ancora confrontare con il mondo reale. Le autorità, soprattutto in Europa, considerano il 2022 come un anno campale nei loro tentativi di ridurre il potere di Big Tech (non solo Meta ma anche Amazon, Google e Apple). Dalla tua hai risorse enormi e un valore di mercato immenso che ti permetteranno di fare del robusto lobbying e di comprare società e talento se fossi costretto ad aggiustare il business model. E, chissà, magari il 2022 potrebbe essere l’anno in cui farai un passo indietro, come i tuoi amici-nemici Jeff Bezos e Jack Dorsey.
Larry Fink (BlackRock)
Caro Larry, quando sei a capo di BlackRock, il più grande supermarket finanziario del mondo con 9 mila miliardi di dollari in gestione, quello che dici conta. E quello che hai detto nel 2021, nella tua lettera annuale alle società in cui investite, è che volete che diventino più “verdi”. La sfida del cambiamento climatico sarà ancora più importante nel 2022 e starà a leader come te spingere Wall Street a fare la sua parte. Molti fondi pensione, fondazioni e piccoli investitori vogliono più fatti e meno parole. Il boom in investimenti Esg ha creato anche un’esplosione nel “greenwashing” – società che si ammantano di verde a parole per poi inquinare (o ignorare minoranze o calpestare i diritti degli investitori) come e peggio di prima. Visto che, a nome dei vostri clienti, siete i “padroni” di queste società, ci aspettiamo azioni robuste contro chi viola i principi da te stesso elencati. C’è anche un al fronte: l’enorme mercato degli exchange-traded funds – fondi quotati che possono essere comprati o venduti come azioni. Voi ne avete più di tutti: circa 3 mila miliardi in gestione degli 8 mila in circolazione. Data la loro popolarità, questi prodotti sono ormai sistemici: un crollo in questa parte del mercato porterebbe alla rovina della finanza mondiale. Nel 2022 sarebbe bene spiegare a investitori, regolatori e gente comune come BlackRock e gli altri grandi del denaro possono proteggerli da questa eventualità.
Mr. Market
Caro Mr Market, tira il fiato, caro mio. Nonostante tutto, sei riuscito a crescere anche quest’anno e non di poco. Il 2022 sarà più difficile: c’è l’incognita virus, la Fed che si ritira dai mercati e valutazioni a livelli record. Gli investitori sperano nel “passaggio del testimone”, dalle poche star della tecnologia che hanno trainato il mercato di recente a una nuova leadership più pacata, più ampia e con prezzi più appetibili. Se ciò dovesse accadere, tu continuerai questo lunghissimo momento di grazia. Attenzione, però. Per la prima volta in un decennio, ci aspettiamo che i rendimenti delle obbligazioni saliranno, creando quella concorrenza alle azioni che manca dalla crisi finanziaria del 2008. E se la situazione economica e sanitaria dovesse peggiorare, allora saranno dolori. La buona nuova, per te, è che è raro avere un crac delle Borse senza una recessione economica e quella, per il momento, non è proprio all’orizzonte. L’augurio è che più investitori si ricordino della massima di Ben Graham, il “padre” dell’investimento lungimirante negli Stati Uniti: “Nel breve periodo, il mercato è una macchina per votare, ma nel lungo periodo è una macchina per pesare”.
