Su Tim va in onda il grande stallo di Natale. L’impasse sui vari fronti è palpabile anche se la situazione potrebbe sbloccarsi una volta passate le feste e forse anche quando si saprà se il premier Mario Draghi salirà al Quirinale oppure resterà a Palazzo Chigi. In questo momento la società ha un direttore generale, Pietro Labriola, ma non un amministratore delegato e il cda ha incaricato Spencer Stuart per individuare altri candidati a guidare l’azienda, oltre allo stesso Labriola. Il quale sta analizzando a fondo i conti e le patate bollenti lasciate dal predecessore Gubitosi, che non sono facili da sbrogliare. Il tema più delicato riguarda l’impatto futuro delle promozioni sulla fibra che contabilizzano i costi di attivazione interamente nel primo anno.

Si vedrà se con il primo cda di gennaio la casella di ad verrà coperta. Poi c’è lo stallo riguardante la risposta che il cda Tim deve dare al fondo Kkr che ha intenzione di lanciare un’Opa a 0,505 euro. Non essendoci una data limite e con gli advisor di entrambe le parti (Goldman Sachs e Liontree per Tim e Jp Morgan, Morgan Stanley e Citi per Kkr) che si stanno parlando, non è chiaro quando una risposta arriverà e se effettivamente aprirà le porte a una due diligence, come chiedono gli americani. Questi fanno trapelare informalmente che se il cda Tim prenderà troppo tempo per rispondere potrebbero decidere di andare avanti lo stesso, lanciando una vera e propria Opa ex art. 102 del Tuf. Ma anche questa possibilità si scontra con il fatto che l’operazione deve avere il via libera del governo, che può fermare l’acquisizione attraverso il golden power.

Se il governo avesse già preso una posizione chiara probabilmente Kkr avrebbe già presentato un’offerta vincolante. E a questo punto la visuale si sposta su Roma dove tutto sta ruotando intorno al futuro di Draghi. Ieri in conferenza stampa il premier ha parlato di Tim: “C’era una situazione precedente che è in evoluzione, c’è un’Opa che sarà annunciata, di cui però ancora non si capiscono le caratteristiche, ci sono una serie di negoziati tra Cassa depositi e prestiti, tra Vivendi e gli altri azionisti di Tim”. Parole che sono state interpretate nel senso di un ribilanciamento della situazione a favore degli attuali azionisti, cioé Cdp e Vivendi, a scapito degli americani. Ma, a un esame più approfondito, non pare sia stato avviato alcun colloquio concreto tra i francesi e la Cassa per mettere a punto un piano alternativo.

Può essere che i soci attuali vogliano prevedere la separazione della rete con il nuovo piano industriale a marzo, con l’idea di pareggiare, agli occhi del mercato, il progetto di Kkr. E In questo quadro così incerto l’unico fatto concreto è il finanziamento da 1,5 miliardi ottenuto da FiberCop per trasformare l’ultimo miglio della rete con la fibra fin nelle case dei clienti.

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