MILANO – Ancora in crescita il costo generale dei mutui in Italia, a novembre, nell’ultima fotografia data dalla Banca d’Italia. Una fotografia che probabilmente non intercetta ancora il più recente movimento di rientro dei tassi che – specialmente sui fissi – gli operatori del mercato hanno riscontrato nelle settimane successive. Quando l’aspettativa per una inversione di rotta della Banche centrali ha iniziato a farsi sentire sugli indici di riferimento e di lì a fare capolino sul mercato, ancora timidamente ma delineando un trend.

Restando ai dati consolidati di via Nazionale, nella pubblicazione “Banche e monete” appena rilascia si legge che “in novembre i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Tasso Annuale Effettivo Globale, Taeg) si sono collocati al 4,92 per cento”, in salita dunque dal 4,72 in ottobre.

Spiega ancora via Nazionale che il Taeg ”sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,27 per cento (10,45 nel mese precedente)”, in questo caso in calo. Piccola salita per i tassi “sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 5,59 per cento (5,46 nel mese precedente), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari al 5,98 per cento, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati al 5,30 per cento”. Dall’altra parte della bilancia, i tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,95 per cento (0,92 nel mese precedente)”.

Quanto alla dinamica generale del mercato del credito, sempre a novembre i prestiti al settore privato “sono diminuiti del 3,2 per cento sui dodici mesi (-3,1 nel mese precedente) – dettaglia Bankitalia – I prestiti alle famiglie si sono ridotti dell’1,2 per cento sui dodici mesi (erano calati dell’1,1 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie si sono ridotti del 4,8 per cento (-5,3 nel mese precedente). I depositi del settore privato sono diminuiti del 4,1 per cento sui dodici mesi (-5,0 in ottobre); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 19,7 per cento (17,9 in ottobre)”.

Fonte