Titoli di Stato esclusi dal conteggio dell’Isee, l’indicatore che sintetizza la ricchezza e i redditi della famiglie? Piano: la norma della Manovra c’è, ma non è ancora in vigore fintanto che non sarà modificata la norma originaria che disciplina l’Isee stesso. Quindi, nelle nuove Dichiarazioni sostitutive uniche che servono proprio a richiedere l’attestazione è necessario evidenziare ancora i titoli di Stato.

L’avvertimento arriva direttamente dall’Inps, per altro in una fase “calda” perché in molti si ritrovano ad aggiornare l’Isee scaduto alla fine del 2023. Indicatore, si ricorda, sempre più importante per accedere alle prestazioni dello Stato ma anche come parametro per i servizi locali, si pensi alle rette dell’asilo o ai sussidi distribuiti a livello comunale.

In un messaggio del 12 gennaio, l’Inps ricorda che la legge di bilancio “ha previsto l’esclusione dal calcolo dell’ISEE, fino a un valore complessivo di 50.000 euro, dei titoli di Stato indicati nell’articolo 3 del testo unico in materia di debito pubblico (decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2003, n. 398) e dei prodotti finanziari di raccolta del risparmio con obbligo di rimborso assistito dalla garanzia dello Stato”.

L’Inps, si evince dal messaggio, ha chiesto un parere al Ministero del Lavoro sull’entrata in vigore della disposizione che permette di escludere Bot, Btp e via dcendo e prodotti postali. E il Ministero ha chiarito che “non è immediata essendo subordinata all’approvazione delle modifiche al regolamento recante la disciplina dell’ISEE (DPCM n. 159 del 2013)”.

La conclusione dell’Inps è che per ora “resta pertanto immutata la disciplina ISEE relativa al patrimonio mobiliare, con la conseguenza che nelle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) presentate a partire da gennaio 2024 permane l’obbligo di indicare tutti i rapporti finanziari” teoricamente esclusi dal calcolo.

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