Gli effetti della mortalità causata dal Covid

Come diceva Trilussa, la media del pollo a testa nasconde l’ingiustizia di chi di polli ne mangia due a fronte di chi non ne mangia nessuno. Anche nel sistema previdenziale ci sono medie dietro le quali si celano ingiustizie e paradossi. Lo fa vedere un report tecnico dell’Istat dal titolo Aggiornamento dei parametri demografici sottostanti la normativa previdenziale. Per farla breve, l’Istituto di statistica fa osservare che, se la legge avesse consentito di adeguare l’età pensionabile non solo agli aumenti medi della speranza di vita ma anche alle diminuzioni medie della stessa, l’età di pensionamento dovrebbe essere oggi fissata a 66 anni e 8 mesi anziché 67. Si dovrebbe, cioè, lasciare il lavoro 4 mesi prima. Questo perché l’adeguamento scattato il primo gennaio 2023 (fatto, secondo la legge, sulla differenza tra la media di speranza di vita nel 2019-20 rispetto al 2017-18) avrebbe dovuto registrare una diminuzione di 3 mesi (conseguenza dell’impennata della mortalità dovuta al Covid) e un altro mese in meno sarebbe dovuto scattare il primo gennaio 2025 sulla base della differenza dell’aspettativa di vita nel 2021-22 rispetto al 2019-20 (effetto coda del Covid). Invece, in entrambi i casi gli adeguamenti sono pari a zero, perché appunto la legge prevede solo variazioni al rialzo.

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