NEW YORK – Meno di un anno dopo la grande crisi delle banche regionali, gli Stati Uniti si ritrovano di fronte a un nuovo drammatico scenario. La paura degli investitori è riemersa dopo gli inattesi e deludenti risultati dell’ultima trimestrale di Nycb, New York Community Bancorp, che nel 2023 aveva rilevato asset per 40 miliardi di dollari di Signature Bank, fallita a marzo nel giro di poche settimane assieme a due altri istituti di credito regionali – Silicon Valley Bank e First Republica Bank – e che avevano provocato il panico in migliaia di correntisti. In una sola seduta a Wall Street, il titolo ha perso mercoledì il 38 per cento, segnando il risultato peggiore negli ultimi venticinque anni. Giovedì, nel pomeriggio, le azioni hanno perso l’11 per cento, trascinando in territorio negativo l’indice delle banche regionali, -1,6 per cento, segno di un nervosismo diffuso.

I numeri di Nycb

Nycb è una holding bancaria con sede a Hicksville, New York, una delle più estese negli Stati Uniti, con 395 filiali nello Stato di New York, Michigan, New Jersey, Ohio, Florida, Arizona e Wisconsin, e asset per 124 miliardi di dollari. Tutti dati che avevano lasciato tranquilli correntisti e investitori, fino a due giorni fa. L’ultimo trimestre del 2023 ha registrato un taglio dei dividendi per azione da 17 a 5 centesimi e una perdita di 252 milioni di dollari, pari a 36 centesimi per azione, contro i 172 di utile dello stesso periodo del 2022, pari a un guadagno di 30 centesimi per azione. Gli analisti si aspettavano un incremento di 27 centesimi per azione. In calo anche i depositi (-2 per cento) e 552 milioni di prestiti persi contro i 63 milioni del trimestre precedente.

L’oirigine della crisi

Dietro questi risultati preoccupanti c’è l’onda lunga della maggiore operazione portata a termine negli ultimi anni: l’acquisto di Signature Bank. Con l’inglobamento di asset per 40 miliardi, la banca regionale newyorkese ha sfondato il tetto dei cento miliardi, soglia oltre la quale le autorità regolatorie di Borsa richiedono requisiti più severi per il capitale, tra cui maggiori accantonamenti come cuscinetto in vista di possibili perdite. A fine 2022 era stata acquisita anche Flagstar Bancorp. In coda a queste due maxi operazioni, Nycb è stata costretta a tagliare i dividendi, per sbloccare fondi da investire per contenere future perdite. “Abbiamo intrapreso – ha spiegato il Ceo, Thomas Cangemi – azioni decisive per rafforzare il capitale, il nostro bilancio, i nostri processi di gestione del rischio e allinearci meglio con le banche dello stesso livello”. “Non c’è dubbio – ha aggiunto – che questa sia stata una decisione difficile come azienda, ma era chiaramente necessaria”.

Gli analisti si augurano che si tratti solo di un pessimo trimestre, legato agli effetti di una crescita veloce. “Non vedo problemi sistemici all’interno del loro portafoglio prestiti – ha rassicurato Mark Fitzgibbon, analista presso Piper Sandler – Sembra sia stato un trimestre in cui si è fatta pulizia. La società ha detto che ha strappato il cerotto tutto in una volta”. Ma a sentire male sono in parecchi: Signature Bank mercoledì ha perso oltre il 13 per cento, Western Alliance Bancorp il 4,8, Valleny National Bancorp il 5, Valley National Bank -1,79 e Comerica il 2,1 per cento.

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