“Vorrei solo un po’ di tempo per me”. È una delle possibili risposte che si ricevono quando si chiede a ragazze ancora adolescenti, spesso con background migratorio e provenienti da una famiglia monoparentale, di pensare a quale desiderio coltivino per il proprio futuro. Il tempo. Un’entità, in questo caso, tutt’altro che astratta, che scivola via. Sono abituate a prendersi cura di fratelli più piccoli, supportare le madri che lavorano per molte ore, facendo più lavori al giorno. Il futuro è fuori fuoco. Le aspettative personali, i sogni, congelati. “Sognare ad alta voce fa un po’ paura quando vieni da un contesto di periferia, quando attraversi una condizione di forte disagio economico. Hai paura di sognare troppo forte rispetto alle tue condizioni di partenza e non è semplice sfidare quei modelli culturali che ti costringono in ruoli e copioni esistenziali molto lontani dai tuoi desideri”, spiega Silvia Mastrorillo di Dedalus cooperativa sociale, referente del progetto Futura per la città di Napoli, mentre racconta un’altra storia, quella di Sofia (nome di fantasia). È nata nella periferia di Napoli, quella difficile. Sofia fa fatica a nominare i propri sogni. Come se pronunciarli significasse “dire un’assurdità”. La sua passione per il teatro le è però cresciuta dentro come un lumicino, e il teatro, talvolta, sa arrivare ovunque. Nella periferia in cui è cresciuta ha incontrato insegnanti e educatori che hanno saputo incoraggiare il suo talento, che l’hanno aiutata a poterlo nominare, portarlo fuori. Sembra poco, ma per il futuro di molte giovani donne in povertà educativa, può essere tutto. Quanto può valere ad esempio un computer? Alessandra è in quinta superiore, vuole iscriversi alla facoltà di informatica. “L’abbiamo supportata nell’acquisto di un pc con delle funzionalità adeguate ad affrontare il suo percorso di studi universitari. Quel pc ha rappresentato la possibilità di sentirsi sostenuta ed incoraggiata nelle sue scelte e di ricevere un supporto concreto per la sua formazione”.

Disparità di genere

Nelle storie che Silvia racconta c’è anche un aspetto che rende più feroce la povertà educativa: la disparità di genere. L’ambivalenza di donne, per lo più ancora adolescenti, costrette a trovare un lavoro sottopagato e di addossarsi al contempo anche tutto il carico di lavoro domestico. “Le disuguaglianze educative ed economiche oggi cancellano sul nascere le aspirazioni di crescita di tante ragazze e giovani donne, le più penalizzate, nonostante i migliori risultati scolastici, anche nell’accesso al mondo del lavoro” spiega Raffaela Milano, direttrice programmi Italia-Europa di Save the Children. Disparità di accesso all’istruzione, maternità precoce, norme culturali e sociali unite alle varie forme di violenza di genere sono infatti ostacoli ulteriori che pesano ancora sul futuro di molte giovani donne.

Il progetto Futura

“Mi avete tolto un peso”. È una delle frasi delle ragazze supportate da Dedalus Cooperativa Sociale che Silvia porta con sé. Il computer, le lezioni di teatro, persino il “tempo”, sono infatti esempi di “doti educative” che la Cooperativa ha messo a disposizione di donne che versano in una condizione di povertà educativa a Napoli, dove ospita il progetto Futura.

Futura è un’iniziativa nazionale attuato nelle città di Venezia, Roma e Napoli, promosso da Save the Children, Forum Disuguaglianze e Diversità e Yolk in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il progetto mira a supportare trecento ragazze e giovani donne che vivono situazioni di grave povertà e forte vulnerabilità. I percorsi già attivati nel primo anno di progetto nei tre diversi territori sono stati 155, per la fine di febbraio diventeranno 184. Giovanissime, tra i 13 e i 24 anni, tra le quali anche 25 giovani mamme. Ognuna di loro ha una storia, un’aspirazione, un bisogno specifico, un sogno che è grande solo per il coraggio di sognarlo. Per questo, per ognuna è stato definito un “piano personalizzato di accompagnamento educativo”. Il 45% è stato destinato a interventi relativi a studio e lavoro, e sono stati sostenuti anche percorsi finalizzati al riorientamento, al benessere emotivo, alla costruzione di reti di supporto. Il 72% dei percorsi viene realizzato su proposta e grazie alla sinergia delle associazioni del territorio.

Andrea Morniroli, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, ha riassunto così i tre pilastri del progetto: “Accompagnare le persone e non sostituirsi a loro, rendere flessibili gli interventi in relazione ai bisogni e infine la responsabilità sociale dei soggetti privati che si esprime non solo nell’aiuto concreto alle persone ma anche nel fornire alle istituzioni pubbliche indicazioni per buone politiche”.

A questo proposito Paolo Bonassi, executive director iniziative strategiche e social impact di Intesa Sanpaolo ha aggiunto: “Il punto di forza del Progetto Futura è il lavoro svolto insieme da soggetti molto diversi per natura e dimensione. Credo che mettere a fattor comune le rispettive esperienze e risorse permetta di massimizzare il beneficio a favore di chi ne ha bisogno, giovani donne le cui difficoltà di oggi rischiano di avere ripercussioni serie in futuro. Intesa Sanpaolo si distingue intervenendo a sostegno del contesto sociale con questo approccio: partecipa attivamente alla progettazione e allo sviluppo delle iniziative, contribuisce a promuovere reti, genera un impatto positivo di lungo termine”.

“Spesso per la prima volta, le ragazze possono diventare protagoniste della loro vita e sottrarsi da una situazione familiare complicata. Futura mette in luce i fattori di protezione che esistono anche nelle vite più traumatizzate. Combattere la povertà educativa con percorsi individualizzati è per noi il futuro”, conclude Clementina Cordero di Montezemolo, fondatrice e presidente Fondazione Yolk.

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