Rimane costante l’inflazione italiana a febbraio: la stima preliminare dell’Istat la vede ferma allo 0,8% annuo, dato in linea con le attese degli analisti di Unicredit, ad esempio. La variazione mensile è dello 0,1%.

“La stabilizzazione del ritmo di crescita dei prezzi al consumo si deve principalmente all’affievolirsi delle tensioni sui prezzi dei Beni alimentari, non lavorati e lavorati, i cui effetti compensano l’indebolimento delle spinte deflazionistiche provenienti dal settore dei beni energetici – dice l’Istat – In particolare, si attenua la flessione su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici, che a febbraio risale al -17,3% (dal -20,5% di gennaio)”.

La cosiddetta “inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, decelera da +2,7% a +2,4% e quella al netto dei soli beni energetici da +3,0% a +2,7%. Scende anche il carrello della spesa: i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale da +5,1% a +3,7%, come quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,5% di gennaio a +2,9%).

Ancor più seguito dai mercati, in cerca di segnali che possano orientare le mosse della Bce sui tassi, il dato dell’Eurozona. Nella stima flash di Eurostat, l’inflazione dell’area euro a febbraio risulta in calo al 2,6% rispetto al 2,8% di gennaio. Considerando le principali componenti dell’inflazione dell’area euro, Eurostat prevede che alimentari, alcol e tabacco registreranno il tasso annuo più elevato a febbraio (4% rispetto al 5,6% di gennaio), seguiti dai servizi (3,9%, rispetto al 4% di gennaio), beni industriali non energetici (1,6%, rispetto al 2% di gennaio) ed energia (-3,7%, rispetto al -6,1% di gennaio).

In questo caso, gli analisti di Piazza Gae Aulenti si aspettavano un calo al 2,5% ma mettevano già in conto possibili sorprese al rialzo, al 2,6% appunto, alla luce dei dati diffusi ieri da alcuni Paesi. Anche il consensus di Bloomberg indicava un possibile calo al 2,5%: il dato dell’Eurostat giustifica invece la cautela con la quale si muove la Bce, dice l’agenzia finanziaria, e si sposa con la posizione dei banchieri centrali europei che non vogliono affrettare un taglio dei tassi finché non hanno la certezza di aver riportato i prezzi all’obiettivo del 2%. La prossima settimana ci sarà il meeting della Bce, che per la quarta volta di fila non dovrebbe toccare i tassi: è giugno la finestra più quotata per un primo intervento.

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