MILANO – Il Documento di economia e finanza approvato dal governo in una rara versione senza numeri programmatici, ovvero senza indicare l’impatto delle misure che l’esecutivo vuole adottare sulle grandezze di finanza pubblica, finisce sotto la lente degli addetti ai lavori nel ciclo di audizioni alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. In serata è prevista la relazione del ministro Giancarlo Giorgetti. Un Def segnato da una previsione di crescita che alcuni osservatori giudicano troppo ottimistica, e che se tiene fermo l’obiettivo di settembre della Nadef di deficit impone la ricerca di una trentina di miliardi di risorse per confermare le politiche attuate dal governo con l’ultima legge di Bilancio, a cominciare da Irpef e decontribuzione, come ha calcolato l’Osservatorio conti pubblici della Cattolica.

L’indebitamento è previsto ben sopra il 3% del Pil per quest’anno e il prossimo, mentre il debito non cala. Una situazione difficile da gestire anche in vista della procedura per deficit eccessivo che la Ue aprirà dopo le elezioni e che andrà affrontata entro il 20 settembre nella nuova programmazione di bilancio pluriennale che Roma dovrà concordare con Bruxelles. E così il governo, che imputa i problemi dei conti al Superbonus, valuta l’estromissione del Ragioniere Biagio Mazzotta, mossa potenzialmente senza precedenti.

Peggiora la stima sul deficit

Da Eurostat è intanto arrivata la certificazione dei risultati del 2023. Alla fine dell’anno scorso il rapporto debito lordo/Pil nell’Eurozona. I rapporti più alti sono stati registrati in Grecia (161,9%), Italia (137,3%), Francia (110,6%), Spagna (107,7%) e Belgio (105,2%), e i più bassi in Estonia (19,6%), Bulgaria (23,1%), Lussemburgo (25,7%) e Danimarca (29,3%). Il rapporto deficit/Pil ha invece registrato un aumento: al 4,1% nell’area dell’euro e dal 4,0% nell’Ue, rispetto al 3,6% e al 3,5% del terzo trimestre del 2023. Per questa voce, ci sono ben 11 Paesi sopra il parametro del 3% e l’Italia registra il valore più alto con il 7,4%, in peggioramento – secondo il consuntivo Istat – di 0,2 punti sulla stima precedente. Una revisione, spiega l’Istituto di statistica, che “recepisce le più recenti evidenze quantitative sulla spesa per i crediti d’imposta connessi al cosiddetto Superbonus, dal momento che il 4 aprile 2024 è scaduto il termine per comunicare all’Agenzia delle Entrate la scelta di avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura”.

Bankitalia: rischi al ribasso, Pnrr decisivo

Nella relazione del capo dipartimento di economia e statistica, Sergio Nicoletti Altimari, si ricorda che le previsioni di Bankitalia dicono – al netto della differenza di giornate lavorative – di una crescita dello 0,8 per cento per quest’anno, dello 0,9 il prossimo e dell’1,3 per cento nel 2026: quelle del governo sono ricomprese “nel ventaglio delle proiezioni dei principali previsori, collocandosi tra quelli più positivi”. Se i rischi per la crescita sono “orientati al ribasso”, il Pnrr “è quanto mai decisivo per conseguire i tassi di sviluppo delineati nel quadro del Governo”.

I dubbi sulla proroga della decontribuzione

Bankitalia prende nota anche di come il Def riporta il livello di deficit previsto a “politiche invariate”, ovvero l’impegno a progare il taglio al cuneo fiscale. “”In questo caso, il disavanzo sarebbe superiore rispetto a quello tendenziale a legislazione vigente di circa un punto percentuale del Pil in media d’anno nel triennio 2025-27, rimanendo al di sopra del 3 per cento in tutti gli anni dell’orizzonte previsivo”. Per altro, rileva via naziona,e una proroga temporanea degli sgravi “accrescerebbe l’incertezza sull’evoluzione futura dei conti pubblici; d’altra parte, rendere strutturali gli sgravi aprirebbe due questioni rilevanti. In primo luogo, verrebbe meno a livello aggregato l’equilibrio tra entrate contributive e uscite per prestazioni che, nel medio periodo, caratterizza il nostro sistema previdenziale e ne rappresenta un punto di forza. In secondo luogo, senza una modifica della struttura degli sgravi, i lavoratori con redditi prossimi alle soglie al di sotto delle quali si matura il beneficio continuerebbero a essere penalizzati da elevate aliquote marginali effettive, con effetti potenzialmente distorsivi dell’offerta di lavoro”. Tra le indicazioni per il futuro, alla luce di una valutazione di crediti di imposta da Superbonus cinque volte superiori alle stime per il 2023 (77 miliardi), Nicoletti Altimari dice che “nell’introdurre nuovi schemi di incentivazione occorrerà evitare di ripetere gli errori”.

Corte Conti: debito espone a instabilità

Sul debito si punta la lente della Corte dei Conti, che rimarca come “posizioni debitorie eccessive finiscono per esporre il sistema economico a rischi di instabilità”. Per la Corte comunque “condizioni favorevoli per un rientro graduale e sostenibile non mancano”. Chiarezza viene però chiesta sul fatto che il Def ridimensiona la stima delle privatizzazioni rispetto alla Nadef e ne ridetermina il timing: si tratta ora di risorse pari, cumulativamente, a 7 decimi di Pil nel triennio 2025-27, a fronte di stime per 1 punto di Pil nel triennio 2024-2026. Si chiede allora “circostanziato e dettagliato conto del ruolo che potrebbero e dovrebbero avere, nella visione programmatica del Governo, le politiche di gestione attiva degli asset pubblici nel prossimo futuro”.

Cnel: Pnrr non vada oltre il 2026

Tra le prime audizioni, quella dell’Anci che chiede di “evitare automatici riflessi restrittivi sugli enti locali del nuovo patto di stabilità e crescita siglato in sede di Unione europea”. Dal Cnel invece si sottolinea che “c’è convitato di pietra” nella scelta condivisibile – per il presidente Brunetta – di presentare solo i dati tendenziali. Ed è “il Pnrr” che è “attore fondamentale” della crescita nel 2026. Ma “il vero problema nasce dopo il 2026”. Per Brunetta è una ragione in più perché non si parli di proroghe, paventate dal ministro Giorgetti: “Noi dobbiamo prendere una prima decisione di avere un rigore assoluto di totale implementazione di rispetto della tempistica del Pnrr rispetto al 2026 cioè di non avere il retropensiero di buttare la palla in avanti”.

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