
Tre scenari possibili per decarbonizzare l’industria siderurgica entro il 2050. A delinearli è Wwf Italia in un nuovo studio, commissionato all’Università di Trieste. “Non è semplice decarbonizzare i settori hard to abate”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia di Wwf Italia. “La sfida è nella capacità di governo e industria di gestire la complessità. Lo studio considera azioni a breve e medio-lungo termine per mitigare le emissioni di gas serra”, aggiunge Midulla.
I tre scenari individuati sono: conservativo, prospettico e auspicabile. Il rapporto ha analizzato per ogni scenario il mix di tecnologie utilizzabili, le riduzioni complessive di gas climalteranti, gli investimenti richiesti e i livelli occupazionali generabili.
Lo scenario definito conservativo prevede la sostituzione del carbone con il gas e l’implementazione della cattura e riuso della CO2 nei processi esistenti. Questo scenario ridurrebbe le emissioni del 53,37% entro il 2050, con un costo di 1,478 miliardi di euro annui e un impiego di 42.600 addetti nel settore siderurgico e circa 4.000 nel settore delle rinnovabili.
Lo scenario prospettico introduce modifiche sostanziali come la tecnologia Dri basata sul gas naturale e biometano, con cattura e conversione della CO2. Prevede una riduzione delle emissioni del 67,85% entro il 2050, richiedendo investimenti annuali di 1,845 miliardi di euro e occupando 39.400 addetti nel settore siderurgico e circa 5.000 nelle rinnovabili.
Lo scenario auspicabile utilizza la tecnologia Dri basata sull’idrogeno verde, sostituendo completamente i combustibili fossili con fonti rinnovabili. Questo scenario, con una riduzione delle emissioni del 67,84%, richiede 1,386 miliardi di euro annui in investimenti e impiega 39.400 addetti nel settore siderurgico e oltre 12.000 nel settore delle rinnovabili.
