L’aumento dei prezzi delle materie prime, come cacao e nocciole, continua a impattare il settore alimentare, portando numerose aziende ad affrontare sfide significative. In questo contesto, Guido Gobino, nel suo Bilancio di Sostenibilità 2023, si impegna a trasformare tali sfide in opportunità di promozione della sostenibilità ambientale. Quest’anno, la celebre azienda cioccolatiera piemontese festeggia 60 anni di attività e si distingue per il suo approvvigionamento sostenibile e il rispetto delle tematiche Esg.

Uno sviluppo naturale del percorso intrapreso dall’azienda in questi anni, già presente nel mondo in 43 paesi, con il 95% di materie prime, incluso il packaging, di origine italiana (tra cui Nocciola Tonda Gentile Trilobata IGP, zucchero da barbabietole coltivate e lavorate in Italia, latte da allevamenti della filiera alpina piemontese) e il 53% di fornitori che osservano le tematiche Esg, dati in crescita rispetto al bilancio 2021.

Elementi che testimoniano l’impegno di Guido Gobino verso un approvvigionamento sostenibile ed etico, che garantisce origine certificata, prezzo equo, assenza di lavoro minorile, condizioni di lavoro dignitose, conservazione e difesa delle foreste e della biodiversità. “Da settembre 2023 stiamo subendo un incremento dei costi delle materie prime, causato in parte dalla scarsità dei raccolti di cacao e dalle attività speculative nel mercato”, dice Guido Gobino, figlio del fondatore Beppe e padre di Pietro, rappresenta la seconda generazione di imprenditori nella famiglia Gobino. “Finchè non ci sarà il nuovo raccolto dall’Africa, da Paesi come Costa d’Avorio e Ghana, non siamo in grado di capire se ci sarà o meno una buona offerta di cacao, solo in questo caso i prezzi potranno calare. Gli aumenti sono davvero fuori controllo, si è arrivati a + 200% di aumento per la fava di cacao, il primo semilavorato, il burro di cacao ha visto aumenti anche del + 600%. In questi giorni i prezzi stanno calando per un giorno o due, così ci si accinge a comprare, per poi risalire. C’è un’oscillazione schizofrenica..In questo momento non possiamo ribaltare l’aumento del costo delle materie prime sul consumatore finale e dobbiamo quindi assumerlo noi in toto”.

I prezzi del cacao hanno difatti quasi raddoppiato nel 2024 a causa del clima sfavorevole e delle malattie delle piante nei principali paesi produttori, come Ghana e Costa d’Avorio. Questo ha portato alla diminuzione della produzione di cacao in Ghana a metà della media stagionale. Il mercato del cacao ha subito una significativa instabilità dei prezzi, raggiungendo oltre 10.000 dollari per tonnellata, superando persino le quotazioni del rame. A gennaio 2023, il prezzo internazionale del cacao si attestava a 2.500 dollari per tonnellata, mantenendo lo stesso livello del 2010. Attualmente, i prezzi si sono ridotti dagli elevati record e si aggirano intorno agli 8000 dollari.

Un ulteriore elemento di complicazione è stato l’aumento delle operazioni speculative da parte degli operatori finanziari, che, puntando su un abbondante raccolto (che avrebbe fatto diminuire i prezzi) hanno influenzato ulteriormente il mercato. Numerosi trader, scommettendo sul ribasso dei prezzi, hanno dovuto riconsiderare le proprie posizioni acquistando cacao, contribuendo così a rafforzare il trend al rialzo. Questa speculazione, benché non la causa primaria dell’aumento dei prezzi, ha amplificato le tendenze esistenti portando a fluttuazioni estreme. Negli ultimi mesi, questo aumento dei prezzi ha influenzato direttamente l’industria del cioccolato, costringendo molte aziende a rivedere le loro strategie di approvvigionamento e produzione.

Il Bilancio di Sostenibilità 2023 di Guido Gobino evidenzia diverse iniziative e traguardi chiave per promuovere la sostenibilità e ridurre gli impatti ambientali. Tra queste, rientrano la riduzione del consumo di plastica del 38% rispetto al 2021, l’utilizzo dell’80% di energia elettrica da fonti rinnovabili e l’introduzione di imballaggi sostenibili come le etichette peel-off e scatole in acciaio riciclabile.

A livello sociale, l’azienda riporta nel suo bilancio che il 72% dei dipendenti sono donne e l’89% dei contratti sono a tempo indeterminato. L’azienda ha inoltre implementato iniziative di formazione continua sugli aspetti ambientali, sociali e di governance per tutto il personale.

Guardando al futuro, Guido Gobino si impegna a recuperare il vapore acqueo disperso in atmosfera, ad aumentare l’adesione dei fornitori alle tematiche Esg, a ridurre ulteriormente l’uso di packaging e di plastica, a installare pannelli fotovoltaici per l’energia e a promuovere la mobilità sostenibile tra i dipendenti.

Uno dei punti di rilievo è il recente riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) per il giandujotto piemontese, confermando la qualità e l’origine delle materie prime utilizzate. ” La sostenibilità è un parametro fondamentale per i nostri prodotti. Infatti, il prodotto non deve essere esclusivamente buono e di qualità, ma è sempre più importante che abbia delle caratteristiche sostenibili”, afferma Pietro Gobino, responsabile del team di sostenibilità. Da quando ho fatto il mio ingresso in azienda, sono state formalizzate le pratiche che erano già in atto e sono state introdotte nuove idee e possibilità, al passo con i tempi e non ancora esplorate. Inoltre, grazie alla creazione di un team interno dedicato alla sostenibilità, attivo da tre anni, è stato possibile strutturare meglio le attività in quest’ottica. La grande sensibilità per le tematiche sostenibili e sociali fa parte del nostro Dna da molto tempo, il nostro approccio è sempre stato attento e rispettoso delle persone e dell’ambiente”.

Il contributo di Pietro che oggi ha 24 anni, si concentra sul consolidamento delle pratiche sostenibili in azienda e sull’introduzione di nuove idee per soddisfare gli standard attuali e futuri. La collaborazione interna dedicata alla sostenibilità ha permesso una migliore strutturazione delle attività in questa direzione. Proseguono le collaborazioni con diverse realtà del territorio che permettono all’azienda di selezionare le migliori materie prime, a sostegno della filiera agricola italiana, e di proporre al consumatore finale prodotti attenti all’ambiente e al sociale. Significativo è anche la rivalorizzazione dei rifiuti: con l’intervento del centro di riuso creativo di Torino “Remida”, gli scarti aziendali non recuperabili acquistano nuova vita tramite attività artistiche e didattiche con scuole e associazioni orientate al riciclo post consumo (circa 400kg all’anno).

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