Il consumo di gas naturale nell’Ue è diminuito del 15,6% tra aprile 2024 e marzo 2025 rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2017 e il 2022, superando l’obiettivo volontario fissato dalla Commissione europea. Il target – parte integrante del piano REPowerEU – era stato stabilito a un minimo del -15%, ma la risposta degli Stati membri è andata oltre, segnando un altro passo verso l’indipendenza energetica e la transizione verde.
Il dato emerge da un’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), firmata da Ana Maria Jaller-Makarewicz, capo analista dell’istituto per l’Europa, che evidenzia come il superamento dell’obiettivo rappresenti un segnale forte della capacità del continente di accelerare sulla riduzione della domanda. Il risultato è stato comunicato nei giorni scorsi nell’ambito della nuova roadmap di REPowerEU, pubblicata il 6 maggio 2025, a tre anni dal lancio del piano. Avviata nel maggio 2022, l’iniziativa europea mirava originariamente a porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili russi entro il 2027. Ma l’esperienza maturata durante la crisi energetica ha chiarito un punto fondamentale: la sicurezza e la competitività energetica dell’Europa possono essere rafforzate riducendo il consumo di gas tout court, e sostituendolo progressivamente con fonti rinnovabili e misure di efficienza.

La riduzione dei consumi è stata generalizzata, anche se con eccezioni. Mentre molti Stati membri hanno superato il proprio target, Polonia e Grecia hanno addirittura registrato un aumento rispetto al periodo precedente. Nel complesso, tuttavia, la traiettoria è netta: il gas sta perdendo centralità nel mix energetico europeo.
Secondo la Commissione, l’attuazione completa della transizione energetica – insieme al recente piano d’azione per l’energia accessibile (“action plan for affordable energy”) – potrebbe sostituire fino a 100 miliardi di metri cubi (bcm) di gas entro il 2030. Questo significa una riduzione strutturale di circa 15 bcm l’anno, e un ulteriore taglio di 40-50 bcm già entro il 2027. Un trend che, se confermato, consentirebbe di abbandonare definitivamente le importazioni di gas dalla Russia, e di ridurre del 25% il volume complessivo di gas e Gnl importati dall’Ue entro la fine del decennio. Tra il 2021 e il 2024, le politiche europee hanno già portato a una diminuzione di circa 80 bcm nei consumi. Un dato che rafforza l’idea di una strategia energetica sostenibile non fondata su nuove infrastrutture gas-based, ma su un ribilanciamento strutturale della domanda.

Nel 2024, l’Ue ha importato complessivamente 275 bcm di gas naturale e Gnl, ma la domanda stimata per il 2030 – alla luce dei piani di sostituzione – scenderebbe a 233 bcm, o addirittura a 190 bcm secondo gli scenari contenuti nel rapporto dell’Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori dell’energia (Acer). L’inversione di rotta è quindi tracciata. A fare la differenza saranno ora l’attuazione piena delle politiche europee, la velocità con cui si installeranno nuove rinnovabili, l’efficienza dei consumi negli edifici e nell’industria, e la tenuta del consenso politico interno ai singoli Stati.
