Il ricorso alle strutture accreditate per provare a ridurre le liste d’attesa, la crescita della spesa delle famiglie per visite ed esami, la dinamica demografica che ci vede sempre più anziani e quindi bisognosi di assistenza. Una serie di criticità per il sistema sanitario che però fanno bene al conto economico delle strutture private, in crescita nei bilanci 2023 dei principali operatori analizzati da Mediobanca e con redditività in recupero.

Nel 2023, i 34 operatori privati analizzati hanno messo insieme 12 miliardi di ricavi, il 5,7% in più del 2022 e oltre il 15% più del 2019 pre-pandemia. La performance migliore l’hanno registrata gli operatori della diagnostica che sono cresciuti del 19,4% sul 2019, nonostante le due successive contrazioni legate al calo di tamponi e test sierologici, quasi azzerati nel 2023; seguono i gestori di Rsa (che vedono migliorare l’occupazione dei posti letto e registrano nuove aperture, anche perché la capacità ricettiva italiana resta inferiore a quella dei principali Paesi europei) e gli operatori ospedalieri (entrambi al +15,1% sul 2019). In coda la riabilitazione, che si ferma al +5,7% sul 2019.

Torna l’utile alla ultima riga di conto economico che per i 34 operatori è positiva per 39,8 milioni, dopo il rosso contabilizzato nel 2022 che portava a due il numero di esercizi chiusi in perdita nel quinquennio 2019-23.

La spesa privata cresce

Mediobanca mette in evidenza le dinamiche sottostanti al settore, che hanno portato gli operatori della sanità privata a ricavi superiori ai livelli del 2019 già dal 2021, per quanto la redditività sia ancora inferiore al pre-crisi. Un settore denso di criticità, emerge dall’analisi, tra le quali si ciano in particolare le liste d’attesa che, con i motivi economici, hanno spinto quasi una persona su dieci nel 2024 a rinunciare a prestazioni sanitarie. Secondo l’Ipsos, i tempi di attesa hanno spinto l’80% degli italiani a rinunciare più di una volta alle cure del servizio sanitario nazionale, con l’84% di essi che si rivolge a un privato e il 13% che rinuncia del tutto a curarsi, quota che sale al 19% tra chi è in ristrettezze economiche.

Ed è così che la spesa privata per la sanità cresce sempre di più, a 74 miliardi di euro nel 2023 tra accreditamento, spesa intermediata e spesa diretta delle famiglie, che diventano 59 miliardi al netto degli acquisti di farmaci e altri presidi sanitari a carico delle famiglie. Cifra che si confronta con i 138,3 miliardi di spesa sanitaria pubblica nel 2024, il 6,3% del Pil.

La possibilità concessa alle Regioni di avvalersi di operatori accreditati per ridurre le liste d’attesa ha fatto crescere proprio la voce dell’accreditamento, mentre nel lungo periodo la dinamica demografica non lascia scampo, con una proiezione di un ulra-65enne su tre italiani entro il 2061, contro una media Ocse del 26,6%.

Gli operatori più ricchi

Nel 2023 al primo posto per ricavi si colloca Papiniano, holding del Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele (1.835 milioni di eur), che precede Humanitas (1.188mln), Policlinico Universitario A. Gemelli (917mln), GVM – Gruppo Villa Maria (897mln), e KOS (752mln). Se si guarda alle performance in termini di redditività, le migliori performance sono di Humanitas, Pro.Med, Salus e GHC nell’assistenza ospedaliera, Synlab e Affidea nella diagnostica e S.O. Holding nell’assistenza agli anziani mostrano nel 2023 le migliori performance economiche in termini di ROE e ROI.

La struttura patrimoniale permane solida anche se in parziale peggioramento sul 2022, con debiti finanziari pari al 112,2% dei mezzi propri (103,6% nel 2022 e 122,9% nel 2019). Le posizioni più solide sono quelle di Ieo, Auxologico Italiano, Istituto Don Calabria, Humanitas e Policlinico di Monza, con debiti finanziari assenti per il primo e compresi nel range 10-20% per gli altri.

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